Gen 13 2008
poesie di guerra
Poesie proposte da Patrizia Cammarata
CHI STA IN ALTO DICE: PACE E GUERRA
Sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
Sono come il vento e la tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
Come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
I suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
Quel che alla loro pace
è sopravvissuto.
Bertolt Brecht
1914-1919
La ninna-nanna
de la guerra
Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vô la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujrmone
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co’ le zeppe,
co’ le zeppe d’un impero
mezzo giallo e mezzo nero.
Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucilli
de li popoli civilli…
Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza…
o a vantaggio d’una fede
òper un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.
Ché quer covo d’assassini
che c’insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe’ li ladri de le Borse.
Fa’ la ninna, cocco bello,
finché dura ’sto macello:
fa’ la ninna, ché domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So’ cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.
E riuniti fra de loro
senza l’ombra d’un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe’ quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!
ottobre 1914
TRILUSSA
poesie proposte da Philip Rushton
A Foreign Policy for Philistines
The subject of today’s lesson
is revenge:
taken by us
on them
for daring to hope
that their puny forces
might make us change our minds in some small way.
They will therefore be enlightened
by the effects of overwhelming firepower;
with the sincere wish
that theirs will be an example,
useful to as yet ignorant others.
But let it not be said
that our only aim is destruction;
for from destruction grows disorder;
and from disorder, chaos;
and chaos is at the origin of all new life.
So beware all you aspiring Davids
of the new millenium,
presuming to hit us one more time
between the eyes:
your one-shot slingshots will not stop
that which might has proven right -
Goliath
does not make
the same mistake twice.
London, 5/08/06, on the grass in front of the Tate Modern
Una politica estera da filistei
L’argomento di questa lezione
è la vendetta:
attuata da noi
nei loro confronti
rei di aver osato sperare
che le loro forze minuscole
potessero farci modificare i nostri piani in qualche modo marginale.
Che vengano perciò illuminati
dagli effetti di una potenza di fuoco schiacciante,
con il sincero augurio
che la loro fine
funga da esempio
per altri finora ignoranti.
Ma che non si lasci dire
che il nostro unico obiettivo sia la distruzione;
perché dalla distruzione viene il disordine
e dal disordine, il caos
e il caos è all’origine di qualsiasi nuova vita.
Perciò state attenti tutti voi,
aspiranti Davide del nuovo millennio,
che presumete di colpirci ancora un’altra volta
tra gli occhi:
le vostre fionde di un unico colpo non tratterranno
quella forza che ha sempre ragione –
Golia
non sbaglia le sue mosse
due volte.
Danni collaterali
(grazie a Maso Notarianni di Peace Reporter per il suo articolo, “Presunti Talebani”, del 31/10/2006)
Comunicato dell’aeronautica militare afghana:
Scusate per Washington.
Volevamo solo centrare la Casa Bianca,
ma abbiamo esagerato un po’.
Qualche ponte è venuto giù
e quell’aereo è finito nel Fiume Potomac.
Non era, però, nei nostri piani.
Non era neanche nei nostri piani
fare fuori il dipartimento della Difesa.
Non è che ci dispiace tanto.
Comunque, diciamo che ci dispiace.
Almeno così si dice.
Il guaio è cominciato
con il fatto che Rumsfeld
stava parlando con Bush.
George, sì che doveva schiattare.
Quello non è stato un incidente.
Lo volevamo, eccome.
Ma appunto, stava parlando con Rumsfeld,
che era il segretario della Difesa;
e quando hai fatto fuori il segretario,
tanto vale che abbatti anche il dipartimento,
e così è andato.
E tra un dipartimento e un altro
è saltato il ministero degli interni,
assieme agli esteri;
i servizi segreti hanno beccato qualche missile “deviato”
e Cheney, mentre mangiava, ci ha lasciato le penne;
così è venuta meno la mensa.
Comunque, chiediamo scusa,
in particolare alla signora Rumsfeld.
Abbiamo sentito che stasera
stava preparando una cena
per pochi intimi.
Purtroppo, dovrà fare a meno del marito.
Era una vittima non voluta dell’aviazione;
ma a differenza di tanti dei nostri,
molto poco innocente.
2/11/06
Datemi una guerra e parto
Nelle nostre notti d’inverno
il vento t’azzanna con denti lunghi
di pietra fredda che non perdonano.
Strappiamo la vita da questa terra
con le zappe,
con le pinze,
con denti e unghie,
con la frusta
e la frustrazione di chi non ne può più
della fame nella pancia
e del freddo nelle ossa
e dell’assoluta certezza incrollabile
che il giorno, il mese e l’anno prossimo
saranno banalmente,
miseramente,
spaventosamente
uguali.
Ma laggiù nella valle girano uomini
col fuoco negli occhi
e calma tra le mani
e la fede in un senso della nostra vita.
Offrono cibo, alloggio
e armi da imbracciare.
Se mi danno una guerra io parto.
8/02/07
Ordigni umanitari
“Meno male” disse l’afgano
alle macerie dell’abitazione
“che l’artefice di questo annichilimento
era la pace in missione”.
“Darei tutto questo e oltre
senza un attimo di livore
se vi risultasse utile
nella guerra al terrore”.
“Se un giorno con un missile
mi mandiate nella tomba,
spero solo che sia pacifica
la natura di quella bomba”.
“Ridefinite l’omicidio
se alla politica nazionale
sia adatto che io diventi
un vostro danno collaterale”.
“Perciò quando il mio villaggio
da voi è stato bombardato,
ho provato rabbia? - Ma quando mai?!
Mi sono sentito lusingato!”
“Un sospiro di sollievo
si è levato da mia sorella
mentre l’urto la scagliava
dalla sua finestrella”.
“Mia moglie in cucina
ha pure ringraziato il cielo,
quando le schegge le hanno strappato
quell’opprimente velo”.
“Un intervento umanitario
pesando mezza tonnellata,
un avvenimento fortunato
di premura pilotata”.
24/06/07
Parla il Generale Mefistofele
Guai al ragazzo sincero
che al giorno d’oggi,
preso da un giusto senso
della tradizione, della Patria e dell’autorità
intende intraprendere
la carriera di
Generale.
Passerà notti insonne,
svegliandosi di botto,
sudando freddo
con la paura perpetua
della persecuzione
pacifista.
Sarà intellettualmente assediato
dalla dittatura dei discorsi
“militarily correct”;
assillato dai sedicenti strateghi
di una guerra “pulita”.
Che gente!
Stenta di assimilare
la seguente assioma:
Bisogna rompere le uova
per fare la frittatina,
e per un omelette davvero unico
- qualche dozzina.
Una ricetta comune a cuochi e colonnelli.
Macché massacro!
Ma quali lacrime!
Al diavolo le vittime innocenti!
Con quanto poco senso di lungimiranza,
e quale insopportabile spavalderia,
si erigono asili ed abitazioni
dove punterà un giorno
la nostra artiglieria?
Genitori!
Non mettete al mondo
futuri guerriglieri.
Non fanno altro che attirare
i nostri proiettili.
E voi politici.
Considerate bene
come cade la scure,
prima di progettare
contese future;
e ficcatevi in testa
questa realtà dura:
la guerra “umanitaria”
è pubblicità pura.
11/11/06
Pater noster
Our father,
who art six feet under
since the last time the invaders came,
put there by cluster bombs
of the highest international warfighting standards;
give us this day
the hope against hope
we need to continue resisting,
so that our generation
may be the first in many years
to stand in these ruins and cry:
“We held you back!”
5/08/06
Pater noster
Padre nostro
che sei in terra,
due metri sotto
grazie all’ultima visita degli invasori;
sistemato da bombe a grappolo
tra i migliori disponibili
sul mercato internazionale.
Dateci questo giorno
la speranza malgrado tutto
che ci occorre per resistere ancora,
purché la nostra generazione,
per la prima volta in tanti anni
possa finalmente alzarsi da queste rovine,
gridando:
“Non siete passati!”.
